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Ricorre sempre più spesso la distinzione tra investigazioni tradizionali (o meglio, metodi investigativi tradizionali) ed investigazioni scientifiche. Una distinzione che spesso assume il senso di classificazione e scelta tra le due soluzioni.

Così le investigazioni tradizionali si riconducono a metodi empirici, dove lo strumento principe sembrerebbe essere la ricerca della confessione o comunque l’acquisizione di dichiarazioni, mentre  le investigazioni scientifiche equivalgono a metodiche scientifiche adattate per gli usi forensi.

Qualcuno parla dei due metodi come se fossero alternativi, rappresentando spesso le investigazioni tradizionali come ormai desueti, appartenenti ad un giurassico modo di fare indagini. Le investigazioni scientifiche, al contrario,  rappresenterebbero  futuro, affidabilità ed evoluzione.

In realtà, se è indubbio che le indagini scientifiche hanno portato nuova linfa ai sistemi investigativi, non possono sostituire o travolgere le indagini tradizionali che costituiscono l’ossatura, la struttura stessa delle investigazione.

Se è stata acquisita una prova scientifica determinante, ciò è dovuto ad una adeguata azione investigativa tradizionale che è riuscita a selezionare le aree su cui concentrare l’attenzione scientifica.

Del resto, le investigazioni tradizionali continuano ad essere la base dei sistemi processuali internazionali e nazionale. Il codice indica gli strumenti di acquisizione ed i meccanismi attraverso i quali l’informazione si trasforma in elemento di prova. Le modalità di raccolta, analisi, classificazione e struttura delle informazioni investigative sono oggetto di costante studio ed evoluzione, per cui le indagini tradizionali sono in costante aggiornamento.

Le indagini scientifiche, restano dunque un valido ed importante ausilio all’attività tradizionale, ma sono parte di uno scenario investigativo evidentemente più ampio.

I due sistemi, dunque non sono alternativi ed il dato scientifico rischierebbe di restare isolato e privo di significato se non fosse inserito in un contesto più complesso. Il movente di un delitto, l’elemento psicologico di un reato e il nesso causale tra azione/omissione ed evento delittuoso, non sono rilevabili al microscopio e difficilmente potranno esserli per un prossimo futuro. Questo non vuol dire sminuire le scienze forensi ma semplicemente inquadrarle nel corretto ambito applicativo.

La strada più concreta da seguire, dunque, è la interdisciplinarità coordinata, ossia, settori scientifici guidati dai tradizionali metodi d’indagine, che affrontano percorsi di studio, ricerca e formazione condivisi con la consapevolezza di apportare, ognuno per la parte di competenza, elementi che dovranno essere vagliati, interpretati, contestualizzati.

Un caso per tutti su cui riflettere: l’omicidio dell’Olgiata. Dopo 20 anni si scopre l’assassino con le analisi del DNA ma le indagini tradizionali possedevano sin dall’inizio elementi di conoscenza. Non è forse il caso di puntare maggiormente sulla qualificazione delle indagini tradizionali? È uno degli obiettivi su cui IFORLAB concentra studi, ricerche, formazione fornendo un contributo di esperienza, integrata con le emergenti scienze forensi.

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