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L’8 settembre, a Livorno, presso  la sala conferenze del Grand Hotel Palazzo si è tenuto un interessante  Workshop sui protocolli operativi per le ricerche di persone scomparse.

All’incontro, organizzato dalla Human Blood Detection Dog – Unità cinofila per la ricerca di tracce ematiche e resti umani – con il patrocinio del Comune di Rosignano Marittimo (LI), hanno preso parte rappresentanti del mondo istituzionale e componenti  private.

Connubio fruttuoso e auspicabile anche per il futuro. Infatti, lo scambio di idee tra coloro più propriamente addetti ai lavori e il mondo del volontariato ha fornito efficaci spunti di riflessione per la folta e qualificata platea. Nel corso della giornata si sono alternati diversi relatori che hanno approfondito il delicatissimo fenomeno delle persone scomparse  allo scopo di affinare i protocolli di intervento.

Fra gli altri, hanno preso la parola il Maggiore dei Carabinieri Dott.  Andrea Berti  del RIS di Roma, il Generale dei Carabinieri, ora in congedo, Luciano Garofano già comandante dei RIS di Parma, lo psicologo/criminologo Angelo Zappalà, l’on. Elisa Pozza Tasca, presidente nazionale dell’associazione Penelope, il geologo dott. G. Braccesi della  IGeA sas  nonché i promotori del progetto Giacomo Micheli e Vincenzo Scavongelli.

Si è parlato  dell’importanza che riveste nel settore della ricerca delle persone scomparse la neo costituita banca dati Ri.Sc, in uso alle forze dell’ordine. Essa  è alimentata mediante la compilazione di apposite schede  contenenti, oltre la foto dello scomparso, tutta una serie di dati, fra gli altri: indumenti indossati all’atto della scomparsa, sesso, età, altezza,  connotati salienti ovvero imperfezioni fisiche, tatuaggi, sfregi ecc.

Attraverso la consultazione della banca dati, quindi, si ha la possibilità di avere, in tempo reale, il dato  costantemente aggiornato sull’entità degli scomparsi e di  monitorare, in modo globale e unitario, il fenomeno attraverso l’analisi di quei dati immessi all’atto della scomparsa.

Altra potenzialità della Banca Dati Ri.sc è il contributo che può fornire per la identificazione di cadaveri sconosciuti. In tal caso la dati la banca dati consente di selezionare una serie di soggetti con caratteristiche fisiche somatiche compatibili con quelle del cadavere da identificare, restringendo notevolmente il campo di ricerca.

E’ stata evidenziata la necessità che tutti gli interessati alle ricerche, in particolare la componente provenienti dal mondo del volontariato e dagli altri organismi non prettamente investigativi, siano adeguatamente preparati. In particolare, che abbiano le competenza necessarie per sapersi “muovere” su una probabile scena del crimine  senza compromettere il successivo lavoro degli investigatori. Non è mancato il richiamo ad un’accelerazione nella costituzione della banca dati nazionale del DNA  prevista dal trattato di Prun, a cui l’Italia ha aderito.

I lavori sono proseguiti nei tre giorni successivi durante i quali si sono alternati momenti di approfondimento sulle varie tecniche di ricerca  a simulazioni sul campo. Così è stato possibile ammirare all’opera i cani addestrati da Giacomo  e Vincenzo per la ricerca di tracce di sangue  e di ossa umane.

Alla presentazione dei lavori e nel corso degli stessi hanno partecipato anche rappresentanti dell’associazione IFORLAB che hanno fornito un significativo contributo tecnico professionale. In particolare Luigi Perri, ha relazionato sulle tecniche investigative poste in essere per la ricerca delle persone scomparse in relazione al movente della scomparsa, con riferimenti normativi nazionali sulle procedure d’intervento e  diversità di approccio al fenomeno rispetto ad altre nazioni.

 

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