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Questa è la storia di tre uomini che non si sono mai conosciuti ma, per uno strano disegno del destino, i loro nomi risulteranno indissolubilmente legati. Se dovessimo attribuire ad ognuno di essi una caratteristica, potremmo dire che il primo rappresenta la teoria, il secondo l’esperimento pratico, il terzo la verifica. Ma in termini più concreti possiamo anche indicarli come l’ideologo, la vittima e colui che ha cercato di rendere giustizia.

 Ma andiamo per ordine. Cesare Lombroso (1835-1909) alcuni lo definiscono un criminologo, di fatto è un medico psichiatra che ha svolto numerosi studi cercando di classificare i “tipi” umani. Si è occupato di molte cose con una copiosa produzione letteraria che va dalla grafologia allo studio dei fenomeni paranormali, ma la maggior parte delle persone lo ricordano per la sua teoria fisiognomica secondo la quale sarebbe possibile individuare dei tratti caratteriali e comportamentali da alcune caratteristiche fisiche. Tali teorie, supportate da studi evidentemente condizionati dal suo ristretto angolo di osservazione del genere umano, avendo sempre lavorato con soggetti affetti da disturbi psichiatrici,  vivranno il loro momento di gloria tant’è che il suo scritto più famoso che le conteneva, “L’Uomo delinquente” fu edito per ben cinque volte.

 Bruno Ludke nasce nel 1908 in Germania. Una data curiosa che sembra indicare quasi un passaggio di testimone tra Lombroso, ormai moribondo, e la nascita di colui che sarà la cavia più famosa delle teorie del celebre psichiatra. Come detto, e come è anagraficamente evidente, Ludke non avrà mai occasione di conoscere Cesare Lombroso, ma le sue teorie segneranno la sua esistenza.

 Sin da giovane egli era stato un soggetto considerato mentalmente ritardato che viveva di furti e molestava le donne, oltre ad essere completamente incapace di badare a se stesso. La sua incapacità di sostenere un colloquio in maniera lucida era nota, tanto che dava risposte confuse anche su domande banali. Eccone alcune tratte da un test a cui era stato sottoposto:

 D: Siamo circondati da nebbia. Tutto quello che possiamo vedere è un villaggio lontano.

R: Questo potrebbe essere vero

D: Un uomo è caduto da una finestra e si ruppe una gamba. Per ottenere aiuto corse in ospedale

R: Non lo so

D: Mi puoi dire l’alfabeto?

Risposte corrette fino alla lettera F.

D: Quanti giorni in un anno?

R: Non lo so

D: Quante ore al giorno?

A: 24

D: Quanti minuti in un’ora?

R: Non lo so

D: Chi era Hindenburg?

A: E ‘stato prima del nostro imperatore

D: Chi è il nostro reichscancellor?

A: Adolf Hitler, il nostro Führer

Il profilo che fu tracciato su di lui è il seguente:

 Lüdke è fisicamente sano, ma deboli di mente fin dalla nascita. E ‘orientato a tempo, luogo e persona. Ma non può calcolare o scrivere e in grado di eseguire semplici sfide mentali. E ‘comunque adatto a lavorare come un carrettiere. Tuttavia, la Terza Sezione della “Erbgesundheitsgericht” a Berlino nel gennaio del 1939 ordinò che Lüdke doveva essere sterilizzato, secondo le leggi in materia di “prevenzione dei posteri con una malattia mentale”. Ciò è stato fatto in un ospedale di Berlino il 22 maggio 1940.

(fonte: www.axishistory.com)

 Il 29 gennaio 1943 una donna di 51 anni, Frieda Rosner, venne trovata strangolata in un bosco fuori Berlino, dove si era recata per raccogliere legna. Su di lei i segni di violenza carnale che fecero orientare il Kriminal Kommissar Franz su alcuni noti criminali del villaggio vicino. Tra di essi vi era Bruno Ludke. Il suo profilo criminale risultava essere molto interessante e calzava a pennello con il caso oggetto d’indagine. Spulciando nei suoi trascorsi, infatti, emersero dei comportamenti sessualmente deviati, con comportamenti ossessivi verso persone che in qualche modo riteneva lo avessero provocato. Si raccontava di lui che una volta lasciò morire una donna dopo averla buttata giù da una carrozza in corsa trainata da cavalli e da lui condotta. Un “tipo” lombrosiano da manuale che il ligio commissario Franz non poteva ignorare. Così, preso e sottoposto ad interrogatorio egli finì per confessare non solo l’omicidio della Rosner, ma anche altri numerosi omicidi. Sembrerebbero addirittura 84, dichiarando sostanzialmente che erano tutti a sfondo sessuale. Il 18 marzo 1943 fu tratto in arresto ma, stranamente, non fu mai processato. Dichiarato malato di mente, fu inviato in un manicomio criminale e sottoposto a numerosi esperimenti finendo i suoi giorni l’8 aprile del 1944, ucciso da una iniezione letale. Degli 84 omicidi la polizia tedesca gliene addebitò 53 consumati e 3 tentati.

 Di lui, interessante caso di studio per i seguaci del Lombroso, fu preso persino il calco del cranio oltre a numerose fotografie che ritraevano ogni minimo particolare delle sue fattezze, alla ricerca di quei caratteri identificativi del criminale.

 Johannes Albertus (Jan) Blaauw (1928) per quarant’anni nella polizia olandese e capo della polizia di Rotterdam, si dedica all’attività di ricercatore-scrittore di casi complessi tra cui quello di Bruno Ludke. Nel suo libro del 1994 dedicato a Bruno Ludke, egli ripercorre tutti gli interrogatori subiti dal “criminale” che, come accertato anche dalla Corte d’Appello di Amburgo, era stato interrogato senza alcuna garanzia, con metodi tristemente noti nella Germania del 1943, e molte delle confessioni sono risultate “indotte” dalle stesse domande che gli erano state poste.

Analizzando i documenti delle dichiarazioni, non è Ludke a confessare gli omicidi, ma è il commissario Franz ad elencarli mentre lui si limitava a confermare. Del resto l’unico a condurre l’interrogatorio fu Franz che, nella visione contorta di Bruno Ludke, era ritenuto un amico e l’unica persona su cui potesse contare. Infatti Franz non adottò nei suoi confronti un atteggiamento aggressivo, ma, al contrario, amichevole. Per questo Bruno si sentiva in dovere di compiacere l’”amico”, oltre ad essere contento per tutto l’interesse che si era concentrato su di lui da parte dei media dell’epoca. Così cominciò a riferire particolari di ogni omicidio che, anche alla luce dei riscontri fatti da Blaauw, risultarono del tutto inventati.  Del resto Ludke non immaginava minimamente i rischi a cui si stava esponendo, anche perché si riteneva protetto dalla “clausola 51”, che prevedeva sostanzialmente l’impunità per i malati di mente, di cui aveva già goduto in passato per alcuni piccoli reati commessi.

Blaauw notò che gli omicidi che furono attribuiti a Ludke non avevano alcun collegamento tra loro, neanche nel modus operandi, e nessun’altra prova raccolta, oltre le confessioni, poteva essere riconducibile a Ludke. Non una impronta, non una testimonianza contro di lui. Del resto il sospetto che la stessa Giustizia tedesca dell’epoca avesse qualche dubbio sui capi d’accusa, si ritiene che si possa desumere dal fatto che egli fu rinchiuso in un manicomio criminale senza mai essere sottoposto ad un regolare processo.

 Sebbene sia una storia distante da noi diversi anni, ho voluto raccontarla brevemente perché di enorme attualità e ricca di spunti di riflessione, a cominciare dalla campagna mediatica antimostro di cui fu protagonista Ludke anche dopo la sua morte. Soprassendendo su ciò che di lui fu detto, scritto e pubblicato dalla stampa dell’epoca, ancora nel 1957 il film il “Ordine Segreto del III Reich” (titolo originale “Nachts, wenn der Teufel kam”) di Robert Siodmak presentò il mostro Ludke, sostenendo la versione nazista, tanto che le sorelle di Bruno chiesero la sospensione della proiezione del film.  Solo nel 2006 un documentario italiano “la faccia del cattivo” di Davide Tosco, ripercorre in maniera più oggettiva la vicenda, anche se la risonanza rispetto al precedente film fu assai minore. I processi mediatici prima di qualsiasi condanna, non sono dunque una scoperta recente e l’effetto condizionante sull’opinione pubblica offusca la possibilità,per molto tempo di valutare in maniera oggettiva e serena le vicende.

 Ultima riflessione sul pericolo a cui si espone la “scienza” quando si spinge a spiegare i comportamenti umani alla stessa stregua di una formula matematica o statistica, soprattutto quando cerca una pratica applicazione in campo giudiziario. Non so quanto Lombroso fosse consapevole delle conseguenze e delle possibili distorte applicazioni delle sue teorie, ma questa è una storia che dovrebbe far riflettere chiunque si accinga a desumere la colpevolezza o innocenza di un uomo da dati che prescindono da prove concrete.

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