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Uno degli aspetti dell’interessante seminario tenuto da IFORLAB il 26 ottobre u.s., relatore l’Ass.C. Giustino di Rienzo, è il fattore umano che caratterizza una identificazione dattiloscopica giudiziaria. In altri termini l’analisi delle impronte digitali  dipende dalla capacità del dattiloscopista di osservare dettagliatamente le minuzie.

Nel corso del seminario è emerso che uno dei fattori che può incidere negativamente sull’esito dell’analisi dell’impronta digitale è la suggestione che possono esercitare le informazioni investigative. L’idea che alcuni elementi d’indagine possano convergere su un soggetto come probabile autore potrebbero condizionare l’osservazione del tecnico.

A sostegno di ciò è stato richiamato il caso “Mayfield”. L’Ass.C. Di Rienzo spiega:

E’ buona norma, quando si eseguono confronti, essere all’oscuro dell’esito delle parallele indagini condotte dagli Uffici investigativi, questo per evitare di essere in qualche modo influenzati da altre prove o indizi convergenti su una determinata persona.

Così come è buona norma che siano sempre più di un esperto ad analizzare la stessa impronta  e che il secondo sia  all’oscuro della conclusione a cui è giunto il primo dattiloscopista.

Regole semplici e basilari che servono ad evitare errori “interpretativi”.

Un errore del genere fu commesso addirittura dagli esperti dell’ FBI americana, in occasione di un terribile attentato terroristico avvenuto nella stazione ferroviaria di Madrid dell’11 marzo 2004 che causò 191 vittime e 2057 feriti.

In quell’occasione la polizia spagnola riuscì ad isolare vari frammenti d’impronte  su una  busta contenente detonatori, diramandole all’Interpol e all’FBI americana, nel tentativo di individuare gli attentatori.

Gli esperti americani dichiararono di essere riusciti ad identificare, tramite uno di questi frammenti, una persona; la prova era schiacciante, arrestarono un avvocato che viveva nell’Oregon, tale Brandon Mayfield. Gli esperti spagnoli, esaminate le sue impronte dichiararono che non coincidevano e continuarono i loro accertamenti, identificando l’algerino Ouhnane Daoub .

Su Brandon vi erano altri indizi che, inevitabilmente, hanno influito sulla individuazione dattiloscopica: indubbiamente vi era una forte somiglianza tra il frammento evidenziato e il suo indice destro, ma ben tre esperti furono influenzati da altri fattori: l’avvocato era  sposato con una donna egiziana e  si era convertito all’Islam, aveva difeso in tribunale dei presunti terroristi, l’11 settembre 2002 telefonò ad un ente di beneficenza Islamico presente in una speciale lista di società sospettate di appoggiare il terrorismo Islamico, era schedato, aveva una approfondita conoscenza in campo militare (8 anni nelle forze armate di cui 1 nell’intelligence).

Tutti questi indizi portarono a uno degli errori più eclatanti nel campo delle impronte digitali . Alla fine l’FBI dovette ammettere  l’errore e scarcerò Brandon risarcendolo con 2 milioni di dollari.

Un  caso che sicuramente fa riflettere:

Se gli spagnoli non avessero analizzato nuovamente le impronte, cosa non del tutto scontata visto che potevano benissimo prendere per buona una identificazione certa effettuata da altri colleghi americani, quanto e come avrebbe potuto difendersi Mayfield?

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